San Rocco a Foglianise
L’articolo che state per leggere, riduzione e rielaborazione di un mio studio del 1990, analizza le origini cultuali e storiche del gesto, antico e sempre nuovo, con il quale il popolo di Foglianise, preceduto dalle sue autorità, scioglie annualmente il voto legato alla liberazione dalla terribile pestilenza del 1656. La comunità in quell’occasione si volse con fiducia a san Rocco, il Santo che poteva ottenere dal Signore la guarigione dei corpi piagati. La morte, che il terribile flagello aveva reso spettacolo inverecondo e quotidiano, non ebbe l’ultima parola. Trionfò, alla fine, la vita. E le stupende cattedrali di paglia intrecciata che solcano le vie del paese dirette alla cappella di contrada Cautani continuano ad esprimere plasticamente per i secoli, così come conviene all’arte quando tocca la sua radice di verità, questo inno alla vita ritrovata. Alla stessa vita i fedeli di Foglianise hanno reso omaggio con l’offerta del grano al Santo e soprattutto accogliendo con animo grato, nel 1728, la reliquia del Santo. Da allora la festa, l’offerta è stata un crescendo, sempre più elaborata negli allestimenti ed animata fino ad oggi dalla domanda di essere salvati da altre forme di pestilenza: la debolezza, il peccato, l’empietà, l’inimicizia verso il Creatore. Queste brevi note conducono e spingono il lettore ad interrogare il presente, unico luogo dove si può cogliere il significato pieno del tempo. Superando la mera scansione cronologica che renderebbe inaccessibile passato e futuro, il presente riesce a svelare il segreto antropologico del tempo. Investito dall’interezza appassionata dell’uomo il presente si nutre di passato e di futuro. Così noi diventiamo attori consapevoli del nostro tempo.
Il folclore della festa e l’immagine del Santo: San Rocco a Foglianise
E’ uno degli appuntamenti da non perdere dell’estate sannita, con quel suo fascino particolare frutto della fusione tra fede, artigianato e folclore. Ormai la festa di San Rocco a Foglianise, con la sagra del grano, rappresenta un fenomeno la cui conoscenza si dilata in tutto il territorio nazionale, facendo sì che il 16 agosto di ogni anno un paese dove normalmente gli abitanti sono tremila veda questo numero per lo meno triplicato, a causa delle presenze di visitatori provenienti da tutta l’Italia. Fede, artigianato e folclore rappresentano quindi le coordinate spazio temporali entro le quali racchiudere la sagra. Vediamole separatamente.
La fede: in ginocchio davanti a San Rocco
Il culto a San Rocco è alla base della sagra, ed è un culto che affonda le sue radici alla metà del 1500. Com’è noto, il Pellegrino di Montpellier, che gli agiografi vogliono vissuto tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, guaritore dalla peste e scampato egli stesso dal morbo, è stato tradizionalmente indicato come il protettore contro la peste. Nei primi secoli del cristianesimo aveva fatto riferimento alla Vergine, il cui mantello proteggeva le comunità dalle epidemie, raffigurate come frecce, retaggio questo di epoca classica, quando si pensava che fosse Apollo a scagliare i dardi delle malattie epidemiche. E proprio questa presenza delle frecce aveva fatto sì che a partire dal VII secolo venisse invocato anche San Sebastiano, sopravvissuto proprio a questo tipo di martirio. Il culto sebastiaco ebbe fortuna in tutto il territorio italiano, ad eccezione dell’estremo meridione, dove prevalsero le invocazioni alla Madonna di Costantinopoli o comunque a Santi di origine orientale: Antonio abate, Apollonia, Caterina d’Alessandria, Ciro, Cosma e Damiano. Per quanto riguarda l’archidiocesi di Benevento, il Santo sin dal XII secolo viene menzionato nell’ufficio monastico con una messa propria. I primi luoghi di culto di cui si conserva la documentazione sono le chiese di Mancusi (1456), Apice (1476), Montecalvo (1478), Pietracatella (1535), Pagliara (1541). Nella prima metà del 1500 si ritrovano anche le prime chiese in onore di San Rocco. E’ Circello a detenere questo primato con una chiesa e confraternita attestate al 1530. Ed è un dato interessante, perchè permette di seguire l’itinerario cultuale rocchiano partendo da Montpellier (1420), e passando per Costanza (1440), per Venezia (dove nel 1485 le reliquie del Santo vengono solennemente accolte), per Roma (1499) ed infine giungendo nel Sannio. Veicolo privilegiato per la diffusione del culto fu l’Ordine dei Frati Minori: nel 1547, infatti, il Sommo Pontefice Paolo IV ribadì la tradizione secondo cui San Rocco sarebbe stato terziario francescano. Il culto rocchiano, quindi, si unisce ed in qualche caso si sovrappone a quello sebastiaco. Sintomatico il caso di un affresco gravemente rovinato presente a Vitulano nella basilica della Santissima Annunziata e Sant’Antonio: da quel che si intuisce, al centro vi è la Madonna di Costantinopoli, ed ai lati i Santi Francesco e Sebastiano. Contemporaneamente, l’oratorio del Terz’Ordine è dedicato a San Rocco. Anche a Benevento, nella basilica della Madonna delle Grazie, la prima cappella sulla sinistra è dedicata a San Rocco, ed una statua del Santo si trova anche all’esterno, sulla balaustra. Il caso di Cautano, dove alla cappella dedicata a San Sebastiano se ne aggiunse un’altra dedicata a San Rocco, conta numerosi corrispondenti. Fra le altre chiese di metà Cinquecento dedicate a San Rocco vi sono quelle di Pescolamazza (1532), Sant’Elia (1540, come pure Monacilioni), Paduli (1568, contemporaneamente a quella di Foglianise). Ma è dopo la tremenda peste del 1656 che il culto rocchiano si estende in tutto il Regno di Napoli. Icastica una pagina scritta da Salvatore De Renzi nella sua famosa opera Napoli nell’anno 1656: “Napoli intanto pensò all’avvenire e perchè la peste non più ritornasse fece costruire cappelle sulle porte della città con la immagine della Immacolata, e quelle dé patroni S. Gennaro e S. Francesco Saverio, non che di S. Sebastiano, di S. Rocco, di S. Elia e di altri, come dice [Nicolò] Pasquale. Nè vi fu villaggio che non avesse fabbricata una Chiesetta a S. Sebastiano ed a S. Rocco” (cfr. Rist. Napoli 1968, Celi Editore, p. 102). Alla peste del 1656 è legato il rafforzamento del culto di San Rocco a Foglianise, rafforzamento che porterà alla festa ed alla sagra del grano.
L’artigianato: dal sonno della ragione all’espressione artistica
La sagra del grano è caratterizzata dai carri in grano lavorato che riproducono facciate di celebri chiese od altari, ma anche - da qualche tempo - soggetti “laici”. La realizzazione dei carri passa per le sapienti mani dei maestri della paglia, testimoni viventi di un’arte, quella dell’intreccio, che ha profondamente caratterizzato la storia della civiltà contadina. I lavori che vengono realizzati in onore di San Rocco, infatti, costituiscono l’applicazione alla paglia di meccanismi che nel passato consentivano la creazione di oggetti di uso comune, come sedie, ceste, sporte, fiaschi, di lavori femminili come il tombolo, oppure degli splendidi bancali in seta che oggi sono divenuti veri e propri oggetti d’antiquariato. In fondo il carro di grano nasce come ex voto, come risoluzione mistico rituale del rapporto fra l’umano ed il divino. E’ un rito prettamente apotropaico, nel quale il sonno della ragione ha generato un mostro - la malattia - e l’espressione artistica diviene mezzo di comunicazione con il Santo. Attraverso il carro, i fedeli riescono a dialogare con San Rocco, a chiedergli protezione, a stabilire un rapporto fatto di fedeltà reciproca, la cui trasgressione determina gravi conseguenze fisiche.
Il folclore: le radici tra esaugurazione e tradizione
La storia della sagra è tutta contenuta in un libro consunto dal tempo, chiamato “libro del cannaruto”. Il volume è attualmente conservato nell’archivio della confraternita del Santissimo Corpo di Cristo, nella chiesa di Sant’Anna. Raccoglie i conti della festa in onore del Santo sin dal 1730, ed in più ha un’introduzione fortemente esplicativa: l’anonimo estensore è probabilmente Domenico Rossi, in quel tempo vescovo di Volturara e Montecorvino, ed elevato proprio da Papa Benedetto XIII, quel Vincenzo Maria Orsini dell’Ordine domenicano che era stato arcivescovo di Benevento. Leggendo questa introduzione si scopre che prima del 1730 non c’era una grande devozione verso il Santo. E’ l’arrivo in paese della reliquia di San Rocco, proveniente da Roma - ed anche qui va individuato un intervento orsiniano - a far crescere di intensità il culto rocchiano, fino alla nascita della festa. All’inizio ci si limita a rispondere alla questa con del grano, ma a partire dagli anni Venti di questo secolo il quadro di San Rocco che si trova davanti i carri che trasportano il grano viene abbellito con della paglia intrecciata. E’ il primo passo verso quella particolare lavorazione che attira a Foglianise ogni anno migliaia di visitatori.
